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Chiesa Parrocchiale della Beata Vergine Assunta

Le notizie più antiche sull'esistenza in Sardigliano di un oratorio dedicato alla B.V. Assunta, risalgono al XIII secolo e ne attestano la giurisdizione alla pieve di Cassano. Per decenni fu poi collegato a Cuquello, come riferisce il documento relativo al Sinodo tenuto dal vescovo monsignor Settala (1653-1682), il 12-13 settembre 1673, sulla costituzione della diocesi da leggersi al popolo. Durante il rifacimento della facciata effettuato negli anni '90, è stato possibile ammirare la struttura originaria dell'antico oratorio ed osservare, seguendo la linea delle antiche pietre di costruzione, che esso presentava una cubatura di circa la metà dell'attuale.
immagine ingrandita Parrocchiale di Sardigliano - Vista Laterale (apre in nuova finestra) Dall'analisi degli archivi parrocchiali, gentilmente messi a nostra disposizione dal compianto don Guido Giovannetti, siamo arrivati a ricostruire abbastanza fedelmente tutta l'attività parrocchiale 11, dalla data della sua istituzione ai giorni nostri.
La chiesa, al termine dei lavori di ristrutturazione dell'antico oratorio, il 15 agosto 1675, fu inaugurata e consacrata ufficialmente come parrocchia di Sardigliano, alla presenza del vescovo monsignor Carlo Settala e quindi divisa dalla parrocchia di Cuquello.
Un documento, rinvenuto presso la chiesa di san Secondo di Cuquello, conferma tale data e l'esistenza di un accordo che vincolava la popolazione di Sardigliano a pagare una libbra di cera e 14 staia di grano "in signum subiectionis sub poena", cioè in segno di sottomissione alla parrocchia madre "Sardigliano matrice", pena la decadenza della stessa. Questo tipo di accordo, non deve stupire, poiché lo smembramento provocava, inevitabilmente, anche una mancanza di entrate della parrocchia madre, in questo caso di Cuquello.
Una nota successiva, rogata dal notaio Pugassi intimava agli abitanti del paese, probabilmente inadempienti, il rispetto di quanto stabilito. Alla data del 1675 risalgono anche i registri con le annotazioni delle nascite, dei matrimoni e dei decessi; da questi documenti risulta che il primo battezzato fu Domenico Daglio il 25 agosto 1675, mentre il primo matrimonio fu celebrato il 14 settembre 1675 tra Stefano Aragone e Anna Molo. Primo rettore di Sardigliano fu don Domenico Zuccarelli di Volpedo, che esercitò dal 1675 al 1722.
immagine ingrandita Parrocchiale di Sardigliano - Interno (apre in nuova finestra) La comunità si riservò il diritto di patronato, cui spettava il compito di eleggere il rettore. Vi erano fondate, originariamente, le "Compagnie del SS. Sacramento", della "Dottrina Cristiana" e della "B.V. del Rosario", aggregata quest'ultima all'omonima Arciconfraternita di Roma con Bolla del 4 gennaio 1716, conservata in originale presso l'archivio parrocchiale. Le confraternite si amministravano per mezzo di priori e di massari, rinnovati ogni anno e scelti tra le famiglie maggiorenti del paese.
L'altare, dedicato a san Rocco, fu eretto il 9 dicembre 1761 in seguito a una donazione del fu Giuseppe Cremonte il cui lascito comprendeva anche diversi appezzamenti di terra, nonché piante di gelso, regolarmente locati con una contabilità a parte. Un posto ragguardevole nella storia della parrocchia e del paese ebbe la famiglia Ferlosio, originaria di Cassano e presente a Sardigliano dalla fine del XVII secolo.
Essa diede infatti insigni personalità e numerosi sacerdoti, tra cui Michel'Angelo di Giovanni Andrea (morto nel 1765 e Rettore della chiesa dal 1750 al 1765) e il già citato Michel'Angelo di Giuseppe Maria e Maria Francesca Bussetti.
In una nota presente negli archivi, datata 1759 e firmata da Michelangelo Ferlosio, si dichiara che la comunità di Sardigliano richiedeva per il 22 maggio di ogni anno una messa per la benedizione del bestiame.
Nel 1806 fu donata alla chiesa, regolarmente autenticata da Vincenzo Maria Maggioli dell' "Ordine dei Predicatori" dell'episcopato savonese, la reliquia di santa Croce, un frammento di legno appartenuto alla croce sulla quale fu immolato Gesù Cristo.
Risalgono al 1800 i registri delle entrate e uscite della parrocchia, nonché quelli dei legati (di cui alcuni antecedenti), che testimoniano come il rettore poteva contare su questi proventi, perpetui o temporanei, oltre alle retribuzioni previste per le funzioni religiose, specialmente quelle commissionate dalle locali confraternite.
Il rettore, tuttavia, era costretto ad un'esistenza piuttosto parsimoniosa e misurata, come rilevato dall'attenzione con cui doveva affrontare spese quali l'acquisto delle candele per le messe o quanto necessario per fronteggiare i compiti del suo mandato e le solenni funzioni. Questi stenti non sembravano commuovere i vescovi che, anzi, erano assai intransigenti soprattutto quando si trattava di tutelare il loro decoro o di preservare le loro prerogative.
immagine ingrandita Documento di autenticazione della reliquia di Santa Croce (apre in nuova finestra) A questo proposito è utile analizzare alcuni passi della lettera di raccomandazione, datata 8 luglio 1824, da cui si fa precedere monsignor Carlo Francesco Carnevale, annunziando il suo arrivo per la visita pastorale: "Ho destinato il giorno 25 del corrente mese per visitare codesta di Lei Parrocchia, dove mi tratterrò unicamente per quel tempo che sarà necessario al fine di eseguire accuratamente la Santa Visita. Non condurrò meco, che quell'accompagnamento, che prescrive la più rigorosa disposizione Canonica.
In quell'occasione non desidero che un trattamento il più frugale, e parco, onde Ella guardar ben si deve di non profanare con lusso, e pasti l'ecclesiastica moderazione: non dovrà pertanto la tavola presentare che una minestra, un'antipasto, un bollito (che peraltro non sia di bestia lanuta), ed una o due altre pietanze, purchè una sia d'erbe. Siccome poi in tale circostanza ogni momento è prezioso e libero dovrà essere il parlare Ecclesiastico, così non ammetterò a tavola che S.V molto Rev. ed i suoi congiunti, nel solo caso che abitino con Essa Lei ed i Signori Parroci del Vicariato Foraneo, cui appartiene, sempre che Ella stimi opportuno farne l'invito.
Deve pure astenersi dal fare altri inviti o mettere lusso nella tavola dei servitori, ed anco nel gratificarli. Terrò Cresima nella di Lei Parrocchia, cui non ammetterò alunno che non sia maggiore di anni 7, bene istruito, modestamente vestito e che non abbia tagliati i capelli sulla fronte. Ella perciò si compiaccia di scegliere un sol Padrino e una sola Madrina. Favorisca inoltre di addivenire nel luogo di Vargo per le ore 6 del mattino dello stesso giorno cinque cavalcature ed una bestia da soma per lo trasporto dell'equipaggio.
Avrò meco due domestici, d'uno di quali potrà a suo piacimento servirsi per fare il pranzo. Io spero che avrò la consolazione di ritrovare ben tenute le Chiese o chiesa di codesta di Lei Parrocchia, mondi i sacri apparati, esatta la pratica de' Santi Riti, divoto il popolo, dotto ed esemplare il Clero. Con questa consolante lusinga, e col piacere di confermarle personalmente il mio tenero affetto mi costituisco con distinta stima.".
Utile, se confrontata all'epoca, la lettura di questo documento che evidenzia i modi autoritari, seppur cortesi, con cui i vescovi si confrontavano con il loro clero. Basti pensare che la presa di possesso della cattedra vescovile prevedeva un ingresso trionfale in Tortona, fra ali di folla plaudente, cavalcando, ornati di paramenti sfarzosi e con la spada al fianco, un bianco destriero condotto alla briglia dalla nobiltà locale.
Nel 1843, durante il sinodo di monsignor Negri (1833-1874), vennero accorpate al III° distretto di Cassano Spinola, le parrocchie di Sardigliano, Cuquello, Stazzano e Vargo, mentre il 13 luglio 1857 è presente una presa di possesso del beneficio del Santo Rosario.
All'interno della chiesa risulta interessante e pregevole l'ORGANO, costruito dal Locatelli nel 1873 e collaudato il 30 luglio dello stesso anno, al pagamento del quale concorsero, oltre ai fondi della chiesa parrocchiale, anche una somma di 1500 lire concessa dagli amministratori comunali e l'aiuto da parte della confraternita che gestiva la chiesa dell'Addolorata.
Durante la visita pastorale del vescovo monsignor Igino Bandi del 14 settembre 1897, furono emanate le seguenti prescrizioni e disposizioni:

  • erezione della "Pia Società della dottrina Cristiana",
  • necessità di collocare nel tabernacolo una seconda chiave per riporvi l'ostia grande,
  • necessità di rifare l'autentica alla reliquia di santa Croce,
  • compilazione più scrupolosa dei registri di nascite e morte
  • necessità di mantenere all'interno del cimitero un posto per i bambini non battezzati.
Il 12 dicembre 1902 lo stesso vescovo autorizzò, presso l'altare maggiore della chiesa, la costituzione "dell'Unione delle Pie Figlie di Maria" a seguito della richiesta di molte fanciulle ansiose di farvi parte. Risultava che esse avessero facoltà di aggregarsi alla Primarìa di Roma eretta nella basilica di sant'Agnese sulla via Nomentana per godere delle sante indulgenze.
Modifiche strutturali alla canonica furono deliberate dal consiglio comunale del 29 giugno 1923 presieduto dal cavalier Carlo Grassi.
Le campane vennero confiscate dalla ditta Brolio di Udine il 1° luglio 1943, per la campagna "oro alla patria e bronzo alle armi". Di queste, due furono restituite nel 1948, come rottami, per un peso complessivo di 219 kg.
Il 23 aprile 1949 venne effettuato il ripristino del coro campanario, ad opera della ditta Picasso e figli di Avegno (GE), mediante l'installazione di una campana del peso di 477 kg con nota musicale SOL e l'altra del peso di 311 kg con nota musicale LA.
Non si conosce la data di costruzione e di istallazione della terza campana.
La chiesa intitolata a Santa Maria Assunta, la cui festa ricorre il 15 agosto, ha una superficie di 125 mq. Al suo interno, a navata unica, sono conservate la statua dell'Assunta, attribuita alla scuola del Montecucco, quelle del Sacro Cuore, di San Giuseppe, di San Rocco e di sant'Antonio e due dipinti su tela, probabilmente del '700 (autori sconosciuti), raffiguranti la crocifissione e un missionario; tra gli oggetti sacri di valore ricordiamo un calice in argento del Torretta.
Durante l'Anno Santo 1950, il professor G.B. Semino di Genova, con la collaborazione del decoratore Francesco Alfonso, restaurò il presbiterio, dipingendovi, con affresco a secco, "l'Ultima Cena con il trionfo dell'Eucarestia".
Nel 1970, a seguito delle nuove disposizioni liturgiche, è stato sostituito il precedente altare con l'attuale, in marmo, con ricollocazione della Pietra Sacra. Nel 1979 il professor Dino Bonalberti di Milano ha eseguito lavori di restauro ai dipinti di tutta la navata con piccoli ritocchi anche al presbiterio.
L'analisi dei registri dei decessi, conservati presso la canonica, permette di rilevare, come consuetudine dell'epoca, la presenza di numerose sepolture all'interno dell'edificio. Il rifacimento del pavimento, avvenuto nel 1980, ha portato alla luce numerose tombe collocate alle estremità della navata e appartenenti ai membri delle famiglie maggiorenti dell'epoca.
Su alcuni documenti datati 1726, compare traccia dell'esistenza di un cimitero, la cui ubicazione certa risulta sotto il muro dell'attuale canonica, nelle adiacenze della chiesa. Un ulteriore documento del 12 dicembre 1827 del rettore Giovanni Maria Mazzarini comunica al vescovo monsignor Carnevale che il cimitero da Lui decretato in occasione della visita apostolica (probabilmente la già citata visita del 1824) era completato e ne richiedeva la necessaria benedizione "... per la sollecitudine che si degnò di prendere per la predetta opera, ma anche sono umilmente a pregare la sua innata bontà a degnarsi di delegare quel parroco o sacerdote che meglio riterrà per la necessaria benedizione....".
Questo cimitero era collocato nella zona in cui sorge il parco-giochi dei bambini, lungo via Cassano, in osservanza delle norme napoleoniche che prevedevano la sepoltura fuori dai centri abitati.
Il nuovo cimitero venne edificato nel 1912 nella posizione attuale, cosa che determinò la sospensione delle inumazioni nel precedente.
L'analisi degli archivi comunali ha permesso di stabilire che i lavori furono appaltati con contratto del 21 luglio 1911 e prevista consegna il 30 agosto 1911.
L'opera ultimata venne collaudata e consegnata il 27 settembre 1912 con una spesa complessiva di lire 9271,08.
Nel 1926 su richiesta del consigliere comunale Francesco Daglio, venne sollecitata la cessione del terreno dell'antico cimitero: "Onde evitare che gli aratri solchino il terreno sacro che ogni cittadino adora e rispetta, Io sottoscritto domando la donazione dell'area del vecchio camposanto a favore della Confraternita del S. Sacramento, al solo scopo di costruire in detta area un Oratorio per servizio della stessa Confraternita, con sottostante ossario".
Una successiva deliberazione del consiglio comunale di Sardigliano del 10 febbraio 1926, sindaco Severino Cremonte, decideva di donare il citato terreno per l'opera che, tuttavia, non fu mai realizzata. La chiesa, dopo una lunga serie di lavori di restauro, si presenta in buone condizioni strutturali ed estetiche e questo grazie anche all'opera dell'indimenticabile don Giuseppe Molo, parroco di Sardigliano dal 1956 al 2000.
Figlio di Giuseppe e di Alessandrina Rampini nacque a Sardigliano il 23 dicembre 1918. Dopo un'infanzia tranquilla, nell'ottobre del 1931 entrò nel seminario di Stazzano, dove compì gli studi ginnasiali, passando poi ai corsi liceali e teologici nel seminario di Tortona, nel quale venne ordinato sacerdote da S.E. Monsignor Egisto Melchiorri il 24 aprile 1943.
Rispettoso del suo ruolo e di quello del prossimo, semplice, modesto e di buon carattere, ha lasciato un buon ricordo di sé in tutte le parrocchie nelle quali ha esercitato il suo ministero pastorale. La sua morte, avvenuta il 9 aprile 2000, ha lasciato in tutta la valle un gran vuoto dimostrato, ai solenni funerali officiati da S.E. Monsignor Martino Canessa, nel pomeriggio di martedì 11 aprile 2000, da una moltitudine di persone partecipi e dolenti.

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