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Monastero di Bavantore

Secondo vari documenti, in Bavantore, o nelle sue vicinanze, esisteva un'abbazia, sede di una struttura monastica, il Magnum Coenobium Bavantoris.
Di questa importante istituzione non rimane purtroppo nulla a livello di reperti e non è stato ancora possibile rinvenire documentazioni certe; non ci è rimasto che affidarci alle varie supposizioni ed ipotesi con la speranza di aver tracciato un'attendibile valutazione storica.
Come già sottolineato, è ragionevolmente sicuro che l'influenza dei monaci di Bavantore si sia spinta negli abitati di Malvino (oratorio di sant'Antonio) e di Cuquello (probabile fondazione della chiesa), dove, peraltro, era probabile un insediamento nella "valle dei frati", mentre nell'abitato del paese di Bavantore esiste tuttora un appezzamento di terra prebendale detta "l'abbazia".
"Abbazia" rappresenta il titolo più prestigioso, quello di cui il cenobio avrebbe fatto parte, consentendogli di acquisire prestigio e di affrancarsi dal controllo del vescovo.
È tuttavia possibile che la potenza degli stessi vescovi di Tortona non abbia consentito tale titolo ripiegando quindi su "Magnum Coenobium" e in definitiva la preclusione della presenza di un'abbazia.
L'aggettivo "Magnum", cioè "grande", indicherebbe una struttura di proporzioni considerevoli o la presenza di personalità importanti, in odore di santità e ivi venerate, tali da poter permettere questo appellativo 2 (Alcune leggende affermano che San Rocco, di ritorno da alcuni suoi pellegrinaggi abbia soggiornato all'interno del cenobio di Bavantore).
Sulle date di istituzione e distruzione è possibile solo azzardare alcune ipotesi: la presenza di un cinturone difensivo nell'abitato e quindi la possibilità di potersi sentire sicuri, porta a presumere che l'attività dei monaci abbia avuto inizio intorno al V-VI secolo d.C., pur ricordando che, nell'alto medioevo, il cenobio, a differenza della pieve, sorgeva in "loca deserta", per agevolare l'opera contemplativa e missionaria del monaco 3.
Sulla probabile data di distruzione è necessario analizzare tutte le varie supposizioni avanzate dagli storici in questa e nelle epoche precedenti. Molte fonti autorevoli portano a ipotizzare una distruzione ad opera dei Saraceni, citando però la data del 905.
Tuttavia, secondo i documenti a nostra disposizione, siamo propensi ad affermare che quest'incursione da parte dei Saraceni, perlomeno in tale data, non ci sia stata.
Infatti, una delle principali fonti sulle vicende italiane, per gli anni dalla fine del IX secolo all'inizio del X secolo, fu il vescovo Liutprando di Cremona: ben introdotto negli ambienti di corte del "Regnum Italiae", nella sua ANTROPODOSIS non parla appunto di questa scorreria, ma nel libro IV cita con precisione altre due devastanti incursioni, avvenute entrambe nel 935 e ampiamente documentate, dove però non trova menzione il Magnum Coenobium.
Altrettanto dimostrabile è però l'insediamento longobardo, con la presenza del Mons. Arimannorum o del paese di Sant'Agata Fossili, luogo dedicato alla loro santa patrona (alla quale fu dedicato anche un monastero di Pavia) e sicuramente ci furono molte distruzioni, ma dovute alla guerra che essi intrapresero con i Bizantini , conquistando Parma nel 572 e Genova nel 643 (e gli anni intermedi non furono certo di pace).
Sulla base di queste considerazioni è quindi possibile ipotizzare una distruzione da parte dei Bizantini, databile intorno al 630-40, oppure immaginare un annientamento da parte degli Ungari nel 905 e quindi non dei Saraceni, anche se molti nell'antichità, a causa della loro ferocia, attribuivano erroneamente agli stessi molti eventi sanguinosi del passato.
Risulta difficile individuare certezze tra le due date proposte, che peraltro risultano difformi di circa 250 anni.
Occorre tuttavia considerare che le informazioni su questo insediamento sono alquanto lacunose anche all'interno dell'archivio storico della curia tortonese che come potere temporale ha avuto inizio presumibilmente nel 979. È evidente che la mancanza di notizie riguardo ad una sua distruzione, avvenuta soltanto 70 anni prima della formazione del vescovato, con la possibilità quindi di tramandare racconti più particolareggiati, suggerisce la considerazione che a quella data faceva già parte di una forma di leggenda e quindi sia da ascriversi ad un'epoca molto precedente.
Bavantore, prima dell'anno mille, faceva già parte del vescovato di Tortona ed era strettamente dipendente dall'abitato di Malvino, in cui era presente la parrocchia.
Come tale prese parte a tutte le vicissitudini storiche già elencate per questo e per gli altri paesi della valle.
Anche a Bavantore è stata confermata l'esistenza di un Castello, o casa fortificata, che nel 1595 era abitato da Rolando Ansaldi e da sua moglie Giacomina.
Di questo edificio non riportato su altri documenti, di cui non si conosce né la data di fondazione né di abbattimento, ci porta ad ipotizzare che, presumibilmente, esso sia stato soltanto una casa più decorosa delle altre, tale da fregiarsi di questo appellativo, abitata probabilmente da una delle famiglie maggiorenti del paese.
Pur essendo dipendente come parrocchia da Malvino fu per parecchi anni comunità autonoma con propri consoli, assorbito poi dallo stesso in epoca comunale (1750 circa) e dal 1929 aggregato a Sardigliano.





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