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Chiesa Parrocchiale di San Fedele

immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di San Fedele - Vista tra gli alberi (apre in nuova finestra) È accertato che la parrocchia nel 1261 contava 83 fuochi per 425 anime, di cui 4 sopra i 70 anni, pertanto si può ritenere sicura l'esistenza della stessa già a questa data. Facevano parte della parrocchia di Malvino, le frazioni di Bavantore e Bavantorino, oltre a Giusulana e Giusulanella.
Nel 1435 risulta che il parroco di Malvino intervenne al sinodo del vescovo Rampini. Dall'analisi dei registri parrocchiali (tutti successivi al 1535) non emerge una data precisa di costruzione, è stato possibile appurare, però, che il parroco, nel 1593, aveva titolo di curato, ebbe quello di rettore nel 1587 e di prevosto 200 anni dopo in actu visitationis.
Proseguendo la ricerca risulta che nel 1759 si contavano 28 famiglie in Malvino, 27 in Giusulana, 28 in Bavantore, 22 in Bavantorino e 8 in Giusulanella, per un totale di 72 famiglie per 470 anime; nel 1771, 74 famiglie per 400 anime. Il solo abitato di Malvino contava 184 abitanti nel 1593, poi ridotti a 134 nel 1621.
Nel 1580 la parrocchiale, già dedicata a san Fedele, era composta da una navata, due cappelle ed il campanile.
Dalla consultazione dei decreti delle visite effettuate dai vescovi di Tortona è stato possibile ricostruire, in parte, l'evoluzione dell'edificio: nel 1699 le finestre non avevano ripari, nel 1759 la navata maggiore era ancora priva di volta e dotata di tre altari.
Sul campanile, rifatto nel 1769, vi erano due campane, una di 146 chili e l'altra di 80.
immagine ingrandita Chiesa Parrocchiale di San Fedele - Interno (apre in nuova finestra) La terza navata, ossia quella in Cornu Evangelii fu aggiunta nel 1774.
Ci sembra interessante ricordare che nel 1593 il parroco aveva titolo di rettore e il cimitero era senza muro di recinzione; nel 1759 la benedizione delle case si faceva dal lunedì al giovedì santo e vi era l'uso di festeggiare santa Eurasia contro i temporali.
Nel solo 1852 per il campanile e per le campane furono spese circa 10 mila lire, mentre nel 1854, nonostante l'epidemia di colera, si spesero oltre 2 mila lire in pitture, riadattamenti e arredi.
Nella parrocchia sono conservate una pregevole statua lignea, opera degli scultori Montecucco di Gavi (1840), di san Fedele, nonché le reliquie dello Stesso, di san Verecondo Martire, quelle di San Candido, sant'Illuminato e san Deodato, che la tradizione asserisce siano state portate da Roma da certo Giacomino Guascone di Sorli, oltre ad una sepoltura gentilizia della famiglia Squadrelli di Giusulana.
Nel 1941, fu eretto un altare di marmo in onore della Beata Vergine, per implorare la sua benedizione sopra i soldati in guerra.
Gli abitanti di Malvino avevano a cuore il decoro e il prestigio della propria chiesa parrocchiale, come emerge dagli scritti di don Leopoldo Corazza, arciprete vicario foraneo, il quale, come sovrintendente delle parrocchie di Sant'Agata, Malvino, Cuquello, Sardigliano, Castellania, Perleto e Gavazzana, riportò nel 1860 le seguenti dichiarazioni: "Animata da viva fede, nulla intralciata di ciò, che concerne il lustro ed il decoro della Religione.
Senza riguardo di stagione, o di intemperie la vedi pronta al minimo tocco di campane, sorgere, ed intervenire come un sol uomo precipuamente nelle mortuarie funzioni. Incoraggiato, e preceduto questo popolo dalla pietà, e dallo zelo de' suoi Pastori, e Municipi operò cose in poco tempo, che, a tutti serbano il dovuto onore, in altri luoghi avrebbero richiesto molti anni.
Dilatazione della chiesa; innalzamento del campanile; fondazione di campane; pitture; copiosità di arredi; provvista di statue; sfarzo di cera, sono certamente cose, che, avuto riguardo alla poca popolazione, ed alla nullità di redditi speciali, appalesano la solerzia, lo zelo, e la virtù dei componenti la Parrocchia di S. Fedele di Malvino e dei loro Capi, e un incoveniente era a togliersi in ordine alla festa del Tutelare.
Si solennizzava questa nel giorno de' Santi Simone e Giuda alli 28 di Ottobre: si mancava della opportuna Reliquia, e veniva volgarmente detta Festa di san Simone.
Zeloso l'attuale Sig. Prevosto Don Antonio Salice di legittimare titolo, e solennità ricorse alla gentilezza di Sua Eccellenza Monsignor Vescovo della Diocesi Don Giovanni Negri (1833- 1874), affinché si compiacesse far ricercare fra le tante reliquie esistenti nella Cattedrale autentiche, se mai vi fosse quella di San Fedele Martire.
Le ricerche furono coronate dal più avventuroso successo; poiché tosto occorse per le mani del ricercatore (Can. co. Don Misani Seg.) Un pezzo d'osso di discreta grossezza del Santo con apposita autentica; di cui donato al Pastore zelante, quasi avesse fatto acquisto di un grande tesoro, fattolo collocare in apposito reliquiario, ne faceva presente al suo popolo compreso dalla più risentita contentezza.
E ciascuno, andando a gara, onde mostrare coll'opera quanto gradita l'offerta, si pensò di scegliere un più opportuno giorno della solennizzazione del Santo; di dare il vero nome alla solennità e di festeggiarlo nel miglior modo possibile.
Trovatosi casualmente il prefato Sig. Prevosto in Gavi, gli venne dato di far conoscenza dei Chiarissimi fratelli Montecucco, Scultore l'uno, Pittore l'altro; nei quali non so, se più si debba esaltare la grazia del pennello, ovvero la precisione, e vivacità delle forme dello scalpello.
E' in tale circostanza, che la Chiesa di Malvino ebbe la fortuna di trovarsi commissionata una statua, e di averla ultimata, impareggiabile, rappresentante San Fedele Martire, che offre se stesso in olocausto al Signore. E gli autori di lavorarvi pella prima con tanta sollecitudine, e bravura, che, mentre apriva campo a tante opere loro di celebrità sì pella Diocesi Tortonese, che in Lombardia, ed altrove, quivi la statua di S. Fedele Martire ne perpetuerà la memoria come artistico capolavoro. Avuta questa fu stabilito, che il giorno solenne al Santo Tutelare della Parrocchia sarebbe stata la seconda Domenica di Settembre, detta festa di San Fedele.
Le ancora belle giornate; la mitezza della stagione, i raccolti in parte compiuti sembrano i più propizi a rendere pomposa e solenne una tale festività.
E di fatto, d'allora in poi fu sempre numerosissimo il concorso de' forestieri; allietata da banda musicale e da vari giovinotti dilettanti in canto la solenne funzione; e se, come sperasi la liberalità ospitaliera de' parrocchiani, unita all'entusiasmo religioso avranno continuazione; il concorso non verrà mai meno." La chiesa, nel corso dell'ultimo secolo, ha subito interventi di particolare rilievo agli affreschi interni del presbiterio: "L'Ultima cena" ed "Il trionfo dell'Eucarestia", realizzati nel 1932 dal Maestro C. Salsa di Bellinzago Novarese.
Negli anni '90, tutta la popolazione, memore probabilmente delle parole precedentemente citate di don Corazza, ha contribuito agli importanti restauri che hanno interessato tutte le strutture interne ed esterne.

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